Il Campanile non è il solito libro sulla Grande Guerra, ma un racconto che mette al centro le persone dietro le divise.
La storia segue Francesco e Josef, un contadino toscano e un giovane austriaco della Carinzia, che si ritrovano scaraventati su fronti opposti in un conflitto che non hanno scelto. Attraverso i loro occhi, quell’esperienza perde la retorica dei libri di scuola e diventa una questione di fango, nostalgia e voglia di restare umani.
Il vero cuore del romanzo è il territorio tra il Carso e l'Isonzo, descritto con la precisione di chi in quei posti ci è nato e cresciuto. Si sentono il profumo della terra rossa, il vento che soffia tra le rocce e il legame profondo di una comunità con le proprie radici. Il campanile di San Pier d’Isonzo, che dà il titolo al libro, è il simbolo di tutto questo. Ferito e abbattuto dai bombardamenti, la sua ricostruzione corre parallela a quella delle vite dei protagonisti, rappresentando la voglia di ricominciare nonostante tutto.
L’autore intreccia la Storia con la S maiuscola ai piccoli episodi quotidiani, come le sagre di paese o i momenti di tregua rubati al fronte, ma anche la durezza delle trincee e l'assurdità del massacro, rendendo il racconto vero e immediato. Senza cadere in facili eroismi, il romanzo cerca l'umanità anche nei momenti più bui e mostra come la memoria possa diventare un ponte invece di un muro. È una storia di confine che parla a tutti, ricordandoci che, al di là delle bandiere, le paure e i desideri sono gli stessi per chiunque si trovi a guardare il cielo da una trincea